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Gender gap – La parità di genere nel lavoro

Solo qualche lieve miglioramento nel 2021


Di Laura D’Angeli

Lo scorso anno abbiamo analizzato i dati pubblicati annualmente dall’Istat relativi alla “Rilevazione sulle forze di lavoro” (per l’anno 2020) per evidenziare lo stato dell’arte del “gender gap” occupazionale tra i diversi settori produttivi e settori industriali convinte che per capire i fenomeni sia necessario partire dai numeri e seguire la loro evoluzione. Per questo motivo anche quest’anno rinnoviamo l’analisi esaminando gli ultimi dati pubblicati dall’Istat e relativi al 2021.

Purtroppo, dall’esame dei dati non emerge un quadro incoraggiante e di grande miglioramento. In generale, pur con alcune piccole migliorie in alcune categorie, la disparità di genere nell’occupazione in Italia rimane un problema rilevante. È importante continuare a monitorare e lavorare per promuovere l’uguaglianza di genere attraverso politiche e iniziative specifiche.

Complessivamente per l’anno 2021, Il tasso di disparità medio rilevato è stato pari al 9,5% in lievissima diminuzione (-0,1%) rispetto a quello riscontrato per il 2020. La soglia sopra la quale un settore è caratterizzato da un tasso di disparità uomo-donna superiore di almeno il 25% del valore medio è pari all’11,9%; anche questo indice è diminuito rispetto al 2020 (-0,2%). I settori che hanno registrato un tasso di disparità inferiore a tale livello non sono stati considerati.

Per quanto riguarda le professioni, il confronto dei dati del 2021 con quelli del 2020, evidenzia un netto miglioramento del lavoro femminile per la categoria relativa agli “imprenditori, amministratori e direttori di grandi aziende” (-12%). Un’area di attività che ha sempre presentato un indice di disparità di partenza molto elevato; nel 2020 era al 67% dato che conferma la difficoltà delle donne di affermarsi in posizioni apicali.

Altre categorie che presentano una forte disparità di genere riferite a lavori di concetto storicamente associati al genere maschile sono:

• specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali;
• ingegneri, architetti e professioni assimilate;
• professioni tecniche in campo scientifico, ingegneristico e della produzione.

Da evidenziare che, dal confronto dell’indice di disparità del 2021 con quello del 2020, si registra una diminuzione della disparità per tutte le suddette categorie ad eccezione degli “specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali” che vedono un incremento dell’indice di 4,7 punti percentuali rispetto al 2020.
Per queste tipologie di professioni i valori di disparità sono ancora alti considerando che, per tutte le 3 categorie indicate, si registra un indice di disparità superiore al 50%.

Ancora bassa la presenza di donne nelle forze armate con indici di disparità per le diverse categorie attinenti al settore superiori al 90%.

Di seguito si riporta la tabella e l’indice di disparità tra le professioni.
La tabella riportata di seguito è una elaborazione dei dati pubblicati nel decreto interministeriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ex art. 4 comma 11 della Legge del 28 giugno del 2012 n. 92.





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