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Molestie: un fenomeno diffuso e spesso insabbiato

CULTURA E INFORMAZIONE. LE SOLUZIONI

Le molestie sessuali sono un fenomeno frequente, che si tratti di “molestie di genere”, di contatti fisici indesiderati o di ricatti sessuali.
Come altre forme di violenza, restano ancora oggi spesso poco visibili, le vittime raramente ne parlano, per vergogna, senso di colpa o paura di vendette e ritorsioni, ma pagano un prezzo elevato in termini di salute e di compromissione del percorso lavorativo o di studi. L’ultima indagine svolta dall’Istat ci dice che sono quasi 9 milioni (il 43,6%) le donne dai 14 ai 65 anni che nel corso della loro vita hanno subito una molestia sessuale come pedinamenti, esibizionismo, telefonate oscene, molestie verbali e fisiche, molestie sui social network.

La molestia sessuale è uno dei reati più subdoli e nasce dalla notte dei tempi.

Le molestie sessuali sul posto di lavoro si sono sviluppate nel XIX secolo, con la prima rivoluzione industriale, quando molte donne sono state impiegate in fabbriche, miniere e laboratori, ma non godendo degli stessi diritti degli uomini, erano discriminate e regolarmente sottoposte a coercizione sessuale per ottenere o mantenere un lavoro.

Le donne si ribellarono, unendosi ai movimenti operai di fine Ottocento e inizio Novecento per protestare contro l’abuso di potere dei loro capi e colleghi maschi. In particolare, furono in prima linea durante lo sciopero generale del 1880 in Germania e durante gli scioperi in diverse fabbriche in Francia.

Gli eventi che ebbero luogo nel 1905 nella fabbrica di porcellana Haviland a Limoges sono particolarmente significativi: il movimento fu innescato da un caso di molestie sessuali. I dipendenti entrarono in sciopero per chiedere il licenziamento di un caporeparto che abusava delle lavoratrici. Il conflitto degenerò, arrivò l’esercito per sedare la protesta, fu uccisa una persona e molti furono i feriti, ma alla fine il caposquadra incriminato fu licenziato.

Poi gli anni bui delle guerre e quelli complicati della ricostruzione che costrinsero le donne, quelle poche che riuscivano ad ottenere dai padri o dai mariti il permesso di lavorare (non dimentichiamo che fino al 1956 era in vita lo jus corrigendi, il potere correttivo del pater familias che comprendeva anche l’uso della forza), ad accettare lavori precari e mal pagati e a subire abusi di potere o contatti fisici indesiderati sotto ricatto di licenziamento. E’ proprio la condizione di debolezza delle donne nel mondo del lavoro la radice delle situazioni “violente”, intendendo per queste non solo la violenza come atto violento in sé stesso, ma anche come molestia sessuale, molestia psicologica, molestia fisica ed economica.

Nonostante la crescente sensibilità della gravità del fenomeno, nonostante la mobilitazione, negli anni, di associazioni femminili e femministe abbiamo dovuto attendere il 1996 per vedere approvata la legge n. 66 che, nel dettare nuove “Norme sulla violenza sessuale”, ha trasferito il reato dal Titolo IX (Dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume) del codice penale al Titolo XII (Dei delitti contro la persona) e constatare che ancora oggi è assente un reato specifico che punisca il fenomeno della molestia sessuale a differenza di altri Paesi europei che sin dagli anni 90 hanno adottato una legislazione specifica per punire le molestie sessuali sul posto di lavoro.

Va comunque evidenziato che il Codice Civile pone specifiche norme a protezione del benessere delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché l’obbligo da parte del datore di lavoro di adottare le misure necessarie a tutelarne l’integrità fisica e morale. Le violazioni che riguardano l’area delle molestie sessuali, che possono produrre un danno fisico o morale alla vittima, possono essere perseguite legalmente e la vittima può ottenere un risarcimento.

Tuttavia la violenza e le molestie nel mondo del lavoro restano diffuse e riguardano tutti i paesi, tutte le professioni e tutte le condizioni di lavoro, basta ricordare Il caso di Harvey Weinstein accusato di molestie sessuali e stupri da decine di donne e attrici, che è stato solo il primo di una lunga serie di denunce a tanti nomi noti.
A finire nel centro dello scandalo per presunti abusi è stato anche l’ONU. Le Nazioni Unite, infatti, dal 1° luglio al 30 settembre 2017 hanno ricevuto ben trentuno accuse di sfruttamento e abusi sessuali da parte di membri dello staff ONU, di cui dodici solo nel corso del 2017.

Ad essere coinvolto è stato anche il Parlamento inglese, dove è spuntato un dossier su casi di abusi imputabili a uomini vicini all’ex premier Theresa May e non è mancata Bruxelles, con denuncia da parte di due ministre svedesi delle molestie subite nel corso di summit europei.

Dato questo contesto, sorprende che in Italia, i tassi di varie forme di violenza di genere siano inferiori alla media europea. Per quanto riguarda le molestie sessuali, sul posto di lavoro e non, la media europea è del 45%, mentre in Italia è del 37%; il 29% delle donne in Europa, ma il 21% in Italia riferisce di essere stato toccato o baciato contro la propria volontà. Altri studi indicano che Italia, Romania e Bulgaria presentano i tassi più bassi di molestie sessuali in Europa, ma gli studiosi Hoel e Vartia commentano che i tassi sono bassi laddove il fenomeno è poco riconosciuto o denunciato.

Sicuramente il fatto che in Italia le molestie non costituiscano una fattispecie giuridica autonoma non aiuta a denunciarle ed è necessario domandarsi quanto la vergogna e la paura di ritorsioni ci inducano a rimanere in silenzio. Anche quando il vaso di pandora è stato aperto dal movimento #metoo (in Italia #quellavoltache) pochissime donne hanno pubblicamente denunciato episodi di molestie sessuali e chi ne ha avuto il coraggio, l’attrice Asia Argento per citarne una, è stata brutalmente attaccata da molti media, e, purtroppo, anche dalle stesse donne.

Frequentemente, infatti, le donne non sanno riconoscere la molestia, o si colpevolizzano per averla subita, perché nate e cresciute in un contesto socio-culturale di impronta maschilista e patriarcale, dove hanno imparato a pensare che sono loro stesse la causa della violenza subita.

Diventa quindi fondamentale assicurare l’informazione e generare cultura sull’argomento, per consentire di riconoscere la molestia e liberarsi dai pregiudizi e dagli stereotipi, che hanno impedito finora alle donne di riconoscere il loro valore e ottenere il rispetto che meritano.